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Le 5 regole di Mourinho per rimettere ordine nel Real Madrid

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ligaita
Le 5 regole di Mourinho per rimettere ordine nel Real Madrid

Alimentazione controllata, puntualità, disciplina: il portoghese sta cambiando la cultura del lavoro dei blancos

José Mourinho è tornato a Madrid da poco più di un mese. Ma a Valdebebas, il blindatissimo centro sportivo dei blancos, qualcosa sembra essere già cambiato.

Non soltanto sul piano tattico, dove il nuovo allenatore sta iniziando ad imprimere le proprie idee alla squadra, ma soprattutto su ciò che circonda il campo: cosa mangiano i giocatori, quando arrivano al centro sportivo, come recuperano dagli infortuni, quanto tempo trascorrono insieme. È qui che il portoghese ha deciso di intervenire con decisione.

Secondo quanto raccontato da AS, il portoghese avrebbe osservato e analizzato alcune abitudini consolidate dalle ultime stagioni, arrivando alla conclusione che fosse necessario cambiare il modo di vivere la quotidianità del club.

 

1. A tavola insieme

La prima regola riguarda una delle cose apparentemente più semplici, ma che nel calcio professionistico possono diventare rapidamente un terreno di anarchia individuale: mangiare.

La libertà gastronomica che, secondo AS, aveva caratterizzato maggiormente le precedenti gestioni è stata ridotta: oltre alla colazione, nelle giornate tipo di allenamento Mourinho ha imposto alla squadra di fermarsi a Valdebebas anche per il pranzo, da consumare in gruppo nella mensa del club. Una consuetudine che non era abituale fino a poco tempo fa e che il portoghese considera invece fondamentale per costruire il gruppo e controllare con maggior rigore il regime alimentare dei suoi uomini. Lo faceva già al Benfica e ha deciso di portare questa abitudine anche a Madrid.

 

2. Dieta ferrea

La seconda regola è la naturale conseguenza della prima. Il principio è semplice: il menù non deve essere deciso in funzione dei gusti personali giocatore, ma della performance che l'atleta deve garantire. Il nutrizionista, dunque, non ha più una funzione puramente ''consulenziale'': i pasti vengono programmati e strutturati sulla base delle esigenze della squadra, lasciando meno spazio ai capricci individuali.

Una scelta che, racconta AS, non avrebbe generato particolari malumori all'interno dello spogliatoio. Anzi: Il nuovo approccio sembra essere stato accolto positivamente da una corposa maggioranza dello spogliatoio, che dopo le difficoltà incontrate nelle ultime stagioni avrebbe condiviso l'introduzione di metodi più netti. Mourinho, inoltre, è ben consapevole dell'ambiente in cui sta lavorando e pertanto non starebbe cercando di imporre le proprie regole semplicemente attraverso la mano dura. La sua idea è piuttosto quella di creare abitudini collettive capaci di ricreare un gruppo granitico

 

3. Tutti al campo un'ora prima

Poi c'è la puntualità. Una regola banale, almeno sulla carta, che nel nuovo Real Madrid diventa invece una questione di principio: i giocatori devono essere a Valdebebas un'ora prima dell'inizio dell'allenamento. Nessuna distinzione tra stelle affermate e canterani: chi arriva in ritardo viene punito, ma non con una semplice multa economica che - il più delle volte - farebbe il solletico ai multimilionari che popolano la rosa del Madrid. Il giocatore ritardatario viene mandato in palestra, per una sessione extra di lavoro.

 

4. Recupero degli infortuni soltanto a Valdebebas

Il quarto principio riguarda gli infortunati. Anche qui Mou ha deciso di ridurre gli spazi di autonomia individuale:il recupero dagli infortuni dovrà essere effettuato esclusivamente nelle strutture del club, sotto la supervisione dello staff medico e dei preparatori del Real Madrid. Anche chi lavora abitualmente con preparatori personali dovrà farlo all'interno di Valdebebas e in coordinamento con il club. Vietati trattamenti esterni o viaggi in cliniche private lontane da Madrid.

Il principio è chiaro: il recupero non deve essere più considerato una questione individuale, bensì come parte integrante del lavoro della squadra.

 

5. Tolleranza zero

È probabilmente la regola più importante, anche se non è scritta su nessun regolamento. Mourinho vuole ricostruire il senso di appartenenza al gruppo. E per farlo ha imposto una linea che prevede zero tolleranza per atteggiamenti personalistici o divisivi. Dopo un finale di stagione caratterizzato da tensioni e da un ambiente tutt'altro che sereno, il portoghese ha iniziato proprio dalle relazioni quotidiane. Mangiare insieme. Allenarsi insieme. Recuperare insieme. Arrivare insieme per l'allenamento. 

La sensazione che filtra dall'interno del club, secondo AS, è quella di uno spogliatoio che sta vivendo positivamente questo cambio di approccio. Una fonte citata dal quotidiano parla di un allenatore che vuole «fomentare il gruppo, l'unione», mentre un'altra descrive l'ambiente come «molto, molto buono». Un dettaglio tutt'altro che secondario, perché Mourinho non sembra voler costruire la nuova squadra soltanto attraverso gli allenamenti, ma attraverso una nuova cultura del lavoro.

 

Tredici anni dopo la burrascosa fine della sua prima avventura alla guida dei blancos, il portoghese è tornato a Valdebebas con un'idea molto precisa: rimettere ordine dopo il caos degli ultimi tempi (la scazzottata Valverde-Tchouaméni, gli isterismi di Vinicius, le divisioni interne...), segnati dal tramonto della gestione dolce di Ancelotti, il fallimento della rivoluzione Xabi Alonso e la grigia normalizzazione di Arbeloa.

Mou, ora punta a ridurre privilegi e individualismi, ricomporre lo spogliatoio e restituire alla squadra una disciplina che, secondo la sua lettura, si era progressivamente allentata. La stagione dirà se sarà sufficiente. Ma il messaggio, intanto, è arrivato forte e chiaro.

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